La costa Verde ed Il territorio di Arbus

La Costa Verde svela la sua bellezza sulla costa sud occidentale della Sardegna, in un’area che si estende per circa 47 chilometri, da Capo Frasca a Nord fino al promontorio di Capo Pecora a Sud.

La marina di Arbus, così bella ed incontaminata, conserva un fascino inaspettato, offrendo uno scenario di suggestioni antiche e di profumi intensi, la macchia mediterranea ed il mare spettacolare che ha come protagonista il vento di maestrale.

Il litorale si offre in una varietà di conformazioni, dalle spiagge di sabbia finissima alle cale rocciose, le imponenti scogliere fino alle dune di sabbia dorata.

La struttura si trova a pochi passi dall’ area di interesse comunitario SIC “Is Arenas – S’Acqua ‘e s’Ollastu”.

La vegetazione endemica della Costa Verde è perfettamente adattata all’ambiente dunale, con prevalenza di ginepri plurisecolari, lentisco, ginestra ed euforbia alternate ad ampie distese di tamerici e di giunchi nei pressi dei corsi d’acqua. In questo fragile e unico ecosistema la fauna è caratterizzata dalla presenza del cervo sardo e della tartaruga marina Caretta caretta, che trova in questo tratto di costa della Sardegna un luogo ideale per la deposizione delle uova nelle notti di giugno e luglio.

Le colline si rivestono così di pionieri, come la crescianella marittima, che a sua volta viene poi sostituita dalle piante arboree, come il bellissimo ginepro coccolone, in associazione ad una fitta macchia mediterranea, che regalano alle dune una maggiore stabilità.

L’ospite più importante è sicuramente il cervo sardo. Oggi questo ungulato è amato non solo dagli ambientalisti ma da tutta la popolazione locale, che vede nel cervo un emblema del territorio e uno strumento di rilancio economico dell’intera area.

Tra la flora sono presenti, oltre al già citato Ginepro coccolone, varie specie endemiche, come Limonium sulcitanum, Linaria flava e Silena corsica.

Tutta l’area della Costa Verde è parte del territorio di Arbus, conosciuto fin dall’antichità per la ricchezza del suo sottosuolo nella quale dalla metà del 1800 fino al 1991 si sviluppò un’industria estrattiva importantissima. Queste aree, situate all’interno del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, oggi appaiono paesaggi fuori dal tempo fatti di ruderi di case, cantieri, pozzi sparsi e diroccati, impianti e carrelli minerari arruginiti.

La fantasia unita al ricordo degli anziani porta, con un viaggio temporale all’indietro, ad un mondo in cui uomini e animali, macchinari e carrelli si muovevano al ritmo unisono di un lavoro faticoso e debilitante, specchio dell’epoca industriale.

La Miniera di Montevecchio è uno degli otto siti minerari che compongono il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, ufficialmente riconosciuto nel 1997 dall’UNESCO come primo parco all’interno della rete mondiale dei Geositi/Geoparchi, istituita dall’UNESCO con lo scopo di tutelare e valorizzare il patrimonio tecnico-scientifico, storico culturale ed ambientale dei siti nei quali l’uomo ha utilizzato le risorse geologiche e minerarie. Ingurtosu è una frazione del comune di Arbus che ha ospitato, insieme a Montevecchio, una delle più importanti miniere dalla Sardegna.
Il suo nome deriva da su gurturgiu, il gipeto, un avvoltoio che popolava i cieli di quest’area. Oggi è un villaggio semidiroccato e quasi deserto ma in passato, quando fu abitato fino alla fine degli anni sessanta, era arrivato a ospitare quasi cinquemila persone, fungendo da centro direzionale della miniera di Ingurtosu e di quella vicina di Gennamari, che facevano parte entrambi del complesso minerario chiamato filone di Montevecchio, dal quale si estraevano piombo, zinco e argento.

Lungo la vallata che collega il villaggio al mare si trovano alcuni pozzi minerari, tra cui il Pozzo Gal, recentemente restaurato e trasformato in area museale sulla vita degli operai, e gli imponenti ruderi della laveria Brassey, costruita in località Naracauli circa nel 1900, quando proprietario della miniera era il nobile inglese Lord Brassey. Edificato alla fine di una piccola e breve valle parallela a quella di Ingurtosu, era il villaggio di Pitzinurri.
Qui sorgeva villa Wright, la residenza del vicedirettore della miniera al tempo della gestione inglese.

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